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Poliabortività, come riconoscerla e come curarla

Capita che per alcune donne sia difficoltoso non tanto rimanere incinte, ma portare avanti la gravidanza. Va detto che talvolta l’aborto è una selezione naturale dell’organismo: in pratica si tratta di un fenomeno fisiologico che blocca precocemente le gravidanze destinate a non proseguire poiché l’embrione è portatore di un difetto cromosomico incompatibile con l’esistenza.

Si parla invece di poliabortività quando la donna subisce tre aborti consecutivi (cioè senza gravidanze portate a buon fine nel mezzo). Quali sono allora gli esami da effettuare per indagare le cause di questo fenomeno, che per ogni futura mamma è sicuramente un momento doloroso? Il mensile Donna e Mamma viene in aiuto: bisogna effettuare un’ecografia per verificare malformazioni uterine e esami del sangue con dosaggio di progesterone. Anche il partner deve sottoporsi ad analisi cromosomica per capire se può essere lui ad essere portatore di un difetto.

Le cause della poliabortività possono essere:

– malformazioni congenite come l’utero setto o la presenza di fibromi o polipi (se il motivo è questo bisogna sottoporsi all’isterografia, cioè l’ecografia dell’utero con mezzo di contratto, e l’isteroscopia operativa, una tecnica in endoscopia);

– produzione insufficiente di progesterone (una volta individuata che questa è la causa, si può somministrarlo per bocca, tramite iniezioni o per ovuli);

 malattie autoimmuni: il sistema immunitario aggredisce l’embrione come corpo esterno (si può combattere con una terapia a base di cortisone);

– trombofilie ereditarie: si formano dei coaguli di sangue che non irrorano la placenta (si possono assumere dei fluidificanti del sangue);

– disfunzioni della tiroide;

– anomalie cromosomiche della donna o dell’uomo;

– età della mamma;

– poliabortività inspiegata: nel 25%-30% dei casi gli accertamenti non permettono di capire purtroppo le cause della poliabortività.

 

A cura di Valentina Colmi    

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