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#papàepannolini. Quando tutto è nell’ordine delle cose.

“Dai raccontami come è andata!”

Lui, tutto d’un pezzo ma con l’occhio colmo di emozione, fiero e sicuro nei movimenti ma dolce come miele quando La guarda e Le parla.

Il primo cambio di pannolino è toccato all’ infermiera del nido, io ero ancora sotto l’effetto dell’anestesia totale e lui troppo impegnato a “rinascere” dopo una serie sfortunata di eventi che hanno portato me e la nostra Carola Sofia in sala operatoria.

Non avevo mai chiesto troppo nel dettaglio il racconto di questo istante. Il loro primo contatto è stato sugellato da una bella ronfata per la Nana e un pianto liberatorio per Lui, l’orso dalla lacrima sempre pronta :).

papàepannolini

Il suo racconto mi intenerisce e mi rende fiera di lui ancora adesso dopo 33 mesi, perchè ha saputo cavarsela alla grande, anche meglio di quanto avrei potuto fare io, ne sono certa. Al Nido dove ho lavorato per quasi 2 anni cambiavo pannolini come se non ci fosse un domani :D, e per quanto mi divertissi a fare facce buffe e gioire di ogni sorriso di riconoscenza che ricevevo ero ben cosciente che quello era il mio lavoro, con mia figlia sarebbe stata “un’altra cosa”.

E per Lui? Per Lui come sarebbe stato avere quel batuffolo da lavare e cambiare?

“L’infermiera del nido mi ha chiesto se volevo cambiarla prima di portarla da te…”
“E tu? E tu? Eri emozionato?”
“Ehm…no! Mi ha fatto vedere come lavarla bene nel lavandino, come medicare il cordone e poi tutto il resto è stato molto naturale”.

E’ stato molto naturale.
E pensi che la Vita ti mette “alla prova” esattamente quando quella prova sei pronto ad affrontarla. Certo è un cambio di pannolino, mica la scalata dell’ Himalaya, ma tant’è che da lì in poi non l’ha più fermato nessuno.
L’allattamento toccava a me (per ovvi e intuibili motivi), ma Lui poteva e sapeva fare benissimo tutto il resto e non ho mai avuto bisogno di fare quella che butta lì la frase: “Mhhh che puzza questo pannolino…mmmhhhh, come è pieno questo pannolino!”, questi trucchetti non hanno mai avuto ragione d’esistere. Perchè, una volta tornati a casa, io me ne stavo spiaggiata sul divano sotterrata dal cuscino d’allattamento e lui che girava dal bagno alla camera con una Nana soddisfatta e orgogliosa del suo papà tanto quanto lo ero ( e lo sono) io.
E lo stesso valeva anche quando abbiamo introdotto i pannolini lavabili, li cambiava, li sciacquava, stendeva le lavatrici e li piegavamo insieme sul divano…un super-papà?!?!? Maybe, ma a me piace pensare a quella sua frase, quell’affrontare le cose con naturelezza e non come un gioco di ruoli imposto chissà da chi poi!

Perchè infondo non c’è nessun gioco ruoli nella collaborazione e nella condivisione. Non c’è una linea invalicabile tra quello che puoi fare tu papà e quello che posso fare io mamma (ok, allattamento al seno a parte :P) nella cura e nella crescita di un figlio.

A cura di Francesca Calori

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