Bambini e dermatite atopica

 

Foto di www.lookfordiagnosis.com

Voglio parlarvi di questo disturbo della cute che spesso colpisce i bambini molto piccoli, dopo aver finalmente  risolto il problema con mio figlio che ora ha quasi cinque mesi e che ne ha sofferto da quando di mesi ne aveva due.

Negli ultimi tempi infatti ho raccolto informazioni e opinioni in ogni dove per venirne a capo -oltre ad aver collaborato strettamente con il pediatra- e voglio condividere quelle che mi son state più utili.

La dermatite atopica è da distinguere dalla dermatite seborroica detta più comunemente “crosta lattea” in quanto quest’ultima si presenta solo sul cuoio capelluto, fronte, sopracciglia e dietro le orecchie con pelle secca e crosticine bianco-giallognole più o meno spesse. Non causa prurito e scompare entro i tre-cinque mesi di vita.

L’ atopica invece può presentarsi solo sul viso ma, nei casi più difficili, anche su braccia, gambe, petto, collo e schiena. La pelle si presenta arrossata, secca, con crosticine e prurito intenso.
Generalmente ne soffrono i bambini a partire dai due mesi e nella maggior parte dei casi migliora entro i due anni di vita anche se si può ripresentare in età adolescenziale o adulta.

Le cause non sono comuni a tutti, comune è una predisposizione all’atopia (tendenza di alcuni individui a sviluppare delle forti risposte immunitarie) e spesso viene associata ad altre manifestazioni quali problemi respiratori come rinite allergica e asma, allergie alimentari, orticaria, disturbi del sonno, inappetenza e ritardi di crescita.
Principalmente sembra sia dovuta a dei fattori genetici. Se un genitore è atopico il bambino avrà il 60% di esserlo, l’80% se entrambi i genitori lo sono. Scende invece al 20% la probabilità che ne soffra in una famiglia non atopica.
Ci sono poi i fattori immunologici che sono:

– Allergia alimentare: gli alimenti ritenuti maggiormente allergenici sono latticini, uovo, farine, agrumi e fragole.
– Allergia da contatto: i principali allergeni sono il nichel, il latex, i profumi e gli emulsionanti.
– Aeroallergeni: i più rilevanti sono polveri, le forfore degli animali, i pollini e le muffe.
– Infezioni da microrganismi: in particolare lo Staffilococco aureo.

Per diagnosticare un’eventuale causa allergica è possibile ricorrere ai test allergologici quali test cutanei e analisi del sangue, ma nei bambini al di sotto dei 10-12 mesi i risultati non sono considerati attendibili, quindi sconsigliati prima di quell’età.

Non ci sono vere e proprie terapie per la risoluzione di questa malattia, il problema più rilevante da tener sotto controllo è la secchezza della pelle e il conseguente prurito in quanto se il bambino si gratta  può  procurarsi delle lesioni cutanee che non farebbero che peggiorare la situazione. La cosa migliore sarebbe quella di far indossare al bambino dei guantini di cotone soprattutto nelle ore notturne per evitare che si gratti (io usavo i calzini) e tenere il quanto più corte possibili le unghie.
Se il prurito è molto intenso il pediatra può prescrivere un antistaminico. Inoltre ci sono degli alimenti ricchi di istamina e di tiramina che sarebbe consigliabile evitare (anche dalla mamma che allatta) come fragole, agrumi, banane, pomodori, spinaci, arachidi, noci, nocciole, mandorle, piselli, ceci, lenticchie, fagioli,albume d’uovo, formaggi fermentati, yogurt, lievito di birra, cioccolato, insaccati, alimenti in scatola, dadi e gluttamati, crostacei, frutti di mare, pesce conservato (tonno, salmone, sardine, alici).

I consigli in generale sono di evitare il più possibile gli allergeni, gli ambienti polverosi, usare capi di abbigliamento di lino o cotone evitando le fibre sintetiche e la lana e preferire le lenzuola di cotone a quelle felpate. Lavare la biancheria con semplice sapone di marsiglia senza ammorbidente e sciacquare a lungo.
Inoltre non esporsi troppo al sole diretto e mantenere una temperatura domestica intorno ai 19-20 gradi (il sudore irrita la pelle e provoca prurito).

Di fondamentale importanza è l’igiene quotidiana del bebè:
Evitare detergenti profumati e particolarmente agressivi, optare per degli ipoallergenici ad azione antibatterica e antifungina e aggiungere all’acqua del bagnetto un paio di cucchiai di bicarbonato di sodio e uno di sale grosso da cucina;
Evitare di fare il bagnetto tutti i giorni, non immergere il bambino per più di 10 minuti e la temperatura dell’acqua non deve superare i 34-36 gradi;
Asciugare tamponando senza strofinare;
Applicare creme e lozioni emolienti ipoallergeniche e prive di profumi.

Foto di kidzone.blogosfere.it

Tornando a quella che è stata la mia personale esperienza dopo due mesi di dieta selettiva (eliminazione di un alimento sospetto per 10 giorni dalla mia dieta visto che allatto) senza evidenti miglioramenti, con il pediatra abbiamo optato per una terapia d’urto…ovvero abbiamo sospeso l’allattamento (tiralatte noleggiato in farmacia per non perdere il latte) e dato al bambino un costosissimo latte sintetico completamente privo di allergeni. Questo per verificare se la causa della dermatite era alimentare. Fortuna ha voluto che una domenica sera ne siamo rimasti a corto…e gli abbiamo dato un biberon di latte artificiale comune…dopo soli 10 minuti le guance gli sono diventate rosse e piene di puntini…così abbiamo scoperto che l’allergene sono le proteine del latte…per puro caso!

E’ stata dura… a tratti drammatica visto che mio figlio non voleva assolutamente accettare il biberon! Ne è valsa però la pena visto che finalmente è passato da un colorito tendente al rosso ad un bel rosa tipico della pelle delicata, morbida e profumata dei bambini. Sono tornata ad allattare il mio bambino, evito qualsiasi alimento che contenga proteine del latte e ora, a distanza di dieci giorni, il capitolo dermatite sembra definitivamente chiuso.

A cura di Silvia

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